Vent’anni FERMI. NEL 2011 DESIDERIAMO CHE I FNEL 2011 DAI RE MAGI TUTTI VORREI CHE I FONDI STRUTTURALI DELLA CALABRIA PORTASSERO BENESSERE E SVILUPPO


Siamo ormai consapevoli che in Italia esistono disparità tra le regioni del nord, del centro e del sud e che queste sono molto più pronunciate che negli altri Paesi europei. Siamo ormai consapevoli che le inefficienze amministrative impediscono di utilizzare i fondi comunitari per le imprese e che la marea di fondi strutturali dal 1990 al 2010, in Calabria, non hanno prodotto sviluppo. I Fondi strutturali rappresentano la principale fonte di finanziamento dell’Unione per sostenere le regioni con maggiori problemi di sviluppo ed in Calabria ne sono arrivati tanti da non produrre nessun effetto, nonostante la spesa sia stata effettuata secondo i canoni dettati da Bruxelles. I fondi comunitari costituiscono una fonte importantissima, anzi essenziale, di finanziamento per i paesi dell’unione europea, e specialmente per il nostro paese, particolarmente in questo momento di crisi economica globalizzata, che vede diminuire le nostre risorse interne, e ci costringe a un rigore senza precedenti del nostro bilancio. Ma allora che cosa è successo? È successo che ogni anno l’11% del totale dei fondi comunitari risulta dissipato in frodi e che c’è un problema di trasparenza dei procedimenti e di controllo puntuale dell’uso dei fondi. I dati ci dicono che circa il 60% di indebite percezioni sul totale nazionale si realizza al Sud e di questo il 30% in Calabria, dove l’utilizzo di fondi pubblici erogati dallo stato o dall’Europa è storicamente uno dei canali privilegiati di finanziamento e riciclaggio della ‘ndrangheta, soprattutto nel campo degli appalti pubblici e dei subappalti e della sanità, anche se purtroppo nessuna parte del paese è completamente immune. Non possiamo crogiolarci nell’apatia comune dei dati sciorinati allo scadere di ogni tempo, anzi dovrebbero farci tremare. Per esempio in Calabria, il PIL per abitante corrisponde al 60% di quello delle regioni del Centro-Nord. Tutti gli indicatori socio-economici riflettono queste differenze, in particolare il tasso di disoccupazione del 18% circa, mentre nel resto del paese è del 7,5% (contro una media comunitaria del 10 %). Inoltre, il tasso di disoccupazione giovanile supera in certi casi il 45%. Ma allora i fondi strutturali, che sono serviti per aumentare l’occupazione, perché non hanno prodotto risultato positivo? Che cosa è successo? L’Italia si colloca in terza posizione tra i paesi che maggiormente usufruiscono di aiuti comunitari, dietro la Spagna e subito dopo la Germania e la Regione Calabria è tra le aree che ha ricevuto di più; tutti fondi che miravano a correggere gli squilibri che ne ostacolavano lo sviluppo mediante l’ampliamento della base di produzione, il rafforzamento dei crediti destinati alle infrastrutture ed il miglioramento del livello generale di formazione. Però lo sviluppo è rimasto fermo al 1990. Vent’anni fermi. È possibile che nessuno se ne sia accorto? Si dovevano rafforzare le zone fragili con progetti di diversificazione economica. Tra il 1999 e il 2009 nelle zone rurali fragili della Calabria, nonostante le risorse messe a disposizione sono decisamente più consistenti, la quota di persone occupate in attività agricole è passata dal 12,2% al 9,8% senza nessun aumento di produzione e con un sostanziale abbandono ed esodo. Sul fronte del sistema produttivo nessun rafforzamento né innalzamento del livello delle imprese; nessun particolare rilievo allo sviluppo delle risorse umane, della ricerca e del turismo ha superato i livelli dei dati storici dell’economia del 1990. Vent’anni fermi. L’azione dei Fondi strutturali doveva essere focalizzata sulla riconversione dei settori in crisi, sullo sviluppo dei servizi e sulla protezione dell’ambiente. L’obiettivo della creazione di posti di lavoro doveva essere al centro di tutte le azioni. Ma che cosa è successo? Un ventennio calabrese con una Regione in difficoltà nell’utilizzo dei fondi da attribuire all’incapacità di mobilitare le risorse nazionali destinate a cofinanziare gli interventi comunitari con una carenza di applicazione dei principi generali delle politiche strutturali. È stata sempre fatta bene la programmazione, ma risulta chiaro che una programmazione a lungo termine degli interventi è debole, ed è spesso sostituita da interventi settoriali e congiunturali e con responsabilità degli operatori locali scarsamente preparati a far fronte ai loro nuovi obblighi. A questi ingredienti negativi si aggiunge il disatteso principio di partenariato sia in termini di coordinamento regionale, né in maniera verticale attraverso l’opportuna integrazione delle parti economiche e sociali. Vent’anni fermi. Perché i fondi strutturali in Calabria non hanno raggiunti gli obiettivi fissati? Una della cause è la fragilità delle strutture amministrative regionali che ha compromesso le possibilità di azione, sia in fase di pianificazione che in fase di realizzazione. Infine, la complessità delle procedure amministrative regionali, nazionali e comunitarie, cumulate alle carenze inerenti all’organizzazione e alle competenze, ha provocato la paralisi dell’azione sia pubblica che privata, ricorrendo, ogni fine anno, pur di non perdere i fondi assegnati, ai progetti sponda. L’utilizzo dei Fondi strutturali ha incontrato una serie di ostacoli che hanno provocato ritardi ed in certi casi la perdita delle risorse comunitarie stanziate. Perché? È mancato un anello di congiunzione, cioè un organismo direttivo regionale incaricato di rafforzare le strutture amministrative regionali, provinciali e comunali, e coordinare tutte le azioni cofinanziate dai Fondi strutturali. Molti la chiamano “cabina di regia” altri “unità speciale” entrambi con una unica missione: l’identificazione dei problemi esistenti e la ricerca di soluzioni adeguate, l’organizzazione di un controllo della realizzazione degli interventi e la formulazione di proposte per giungere ad una semplificazione delle procedure. Nel 2011 dai Re Magi tutti vorremo che i Fondi Strutturali della Calabria portassero benessere, sviluppo e valorizzazione delle risorse umane delle amministrazioni pubbliche locali. Vorremo costituire l'”anello mancante” tra le istituzioni nazionali e regionali nonché le parti economiche e sociali attraverso una cabina di regia efficiente. Pensate cosa avrebbe potuto rappresentare in termini di sviluppo un corretto uso dei fondi comunitari in Calabria. Tra frodi, incapacità amministrativa e mancanza di coordinamento, i fondi strutturali sono è rimangono una opportunità per la Calabria del terzo millennio dove intenti comuni ci uniscono a combattere le irregolarità, prevenendo il cattivo uso del denaro pubblico, e facendo in modo che i fondi vengano utilizzati per creare infrastrutture, posti di lavoro, per formare i nostri giovani e portare sviluppo e crescita. [Salvatore Barresi] sociologo economista.