LA RELAZIONE PORTO-CITTÀ DI CROTONE RAPPRESENTA UN NOTEVOLE POTENZIALE PER LO SVILUPPO ECONOMICO.

Con i suoi 7.500 chilometri di fronte d’acqua, la presenza dei porti in Italia è sempre stata elemento determinante per la crescita economica e per la sua affermazione sui mercati internazionali.
Forse è arrivato il momento per interrogarsi sulla storia e lo sviluppo del Porto di Crotone con particolare riferimento alla cultura del mare e al sistema dei trasporti via acqua.

La Città di Crotone e il suo Porto, già dalla seconda metà del Novecento, si sono separati progressivamente, determinando situazioni di contrasti e di tensioni.

Si poteva, ma non si è fatto nulla, sfruttando la Legge n. 84 del 1994, creare nuove forme di dialogo che potevano consentire uno sviluppo dell’area portuale della Città di Crotone e il miglioramento della situazione della zona urbana prossima al porto mantenendo un ruolo importante nel settore degli scambi e del commercio.

Perché non c’è stato in questi anni una relazione porto-città? Perché non c’è stata, in un’ottica di mutuo riconoscimento delle rispettive esigenze, la volontà di sviluppare le proprie attività in un quadro di concreto ed efficace spirito di collaborazione? Perché non si sono definiti gli obiettivi per il raggiungimento di una qualità urbana sostenibile e duratura? Che cosa ha bloccato questa impostazione di sviluppo organico tra porto e città di Crotone?

Anche se l’Italia è posta al centro del bacino del Mediterraneo, crocevia delle più importanti direttrici di collegamento mondiale, nonostante siano ripresi gli scambi e i collegamenti mondiali delle merci e dei passeggeri, il porto di Crotone è rimasto fermo pagando una forte penalizzazione in termini di sviluppo economico con una totale mancanza di collegamenti terrestri via ferrovia da e per il porto, una assenza di politiche di condivisione e convivenza tra il porto e il territorio circostante, una incapacità di mettere in atto una diffusa cultura del mare.

Il porto della Città di Crotone potrebbe avere un ruolo attivo e creativo solo attraverso un approccio culturale visto in chiave di risorsa e di parte integrante della città, purché esso rispetti alcune regole necessarie per una vita urbana sostenibile.

Il porto potrebbe rappresentare un notevole potenziale per lo sviluppo economico della Città di Crotone all’interno del bacino del Mediterraneo a patto che si comprenda che cos’è, oggi, l’economia di una città portuale, comprendendo, in primis, quali sono gli squilibri fra i benefici economici generati dal porto e i costi territoriali e ambientale della presenza del porto stesso, capendo con urgenza quanto incidono in questo processo le rivoluzioni tecnologiche e organizzative del mondo dei trasporti.

Pur comprendendo la crescente competizione fra porti e conoscendo le strategie del traffico marittimo mondiale che tende sempre più a concentrarsi in pochi scali grandi ed efficienti, capaci di sfruttare le maggiori economie di scala, il porto di Crotone potrebbe essere un nuovo polo di attrazione per acquisire la regia del ciclo di trasporto intermodale utilizzando nuove tecnologie del trasporto e della movimentazione.

La Città e il porto è il tema che la politica locale, regionale e nazionale dovrebbe mettere sul piatto dello scambio con la cancellazione dell’Ente Provincia, pensando ad una “città polifunzionale”, rivisitando l’identità di Crotone legata alle prospettive di sviluppo socioeconomico.

Il porto potrebbe dare un contributo importante al benessere economico della città di Crotone, generando effetti diffusi di localizzazione di servizi molto qualificati richiesti dalla merce e dalle navi: dai servizi finanziari ed assicurativi agli studi legali, dagli istituti di certificazione ai centri di ricerca navale.

È chiaro che il Comune di Crotone deve saper fare la propria parte per riuscire a cogliere appieno le occasioni di sviluppo che le tendenze dei traffici e del commercio internazionale offrono al porto.

E’ necessario che l’Ente Locale rivolga prioritariamente il proprio impegno alla costruzione di un modello di governance unitaria capace di dar vita ad un progetto condiviso di Crotone città portuale rendendo coerente e compatibile lo sviluppo del porto con lo sviluppo della città.

La prima cosa è quella di rendere fruibile le connessioni porto-città e il suo contesto urbano, costruendo un efficiente sistema della mobilità delle merci e delle persone attraverso nuovi modelli gestionali che prevedano forti iniezioni di tecnologia capaci di assicurare elevate performance al traffico su ferro, risolvendo nel contempo i conflitti fra il traffico cittadino e quello portuale.

Tutto questo è possibile se viene varato il Piano Regolatore Portuale (PRP), in base alla legge 84/94 “Riordino della legislazione in materia portuale”, coerente con lo strumento urbanistico generale del Comune di Crotone e idoneo a risolvere positivamente i rapporti tra città e porto.

Sfruttare il beneficio dell’economia del porto di Crotone che è tutt’uno con la città che lo circonda e ha contribuito a forgiarne, nel tempo, storia, cultura, economia e sviluppo è oggi una base per rimettere in circolo le potenzialità del territorio, senza dimenticare che in questo legame sta il fascino antico ed attuale del porto che è stato ed è frontiera, luogo di incontro delle civiltà mediterranee, ponte tra Oriente e Occidente, ma anche cuore pulsante della città.

Dal porto di Crotone potrebbero venire nuove soluzioni per rilanciare innovazione, crescita e sostenibilità locale, incoraggiando un dibattito aperto con l’intento di sviluppare e rafforzare una visione strategica urbana connessa con la valorizzazione ambientale di Crotone città portuale.

Salvatore Barresi

Rispondi