PROGETTO GRANDE ATTRATTORE TURISTICO, CULTURALE E AMBIENTALE

Progetto_Integrato_Grande_Attrattore_Kroton_S_Barresi_2007_2

Progetto di bonifica, recupero archeologico e urbanistico dell’area che va dalla congiunzione tra il porto
vecchio e quello nuovo al sito dismesso di interesse nazionale ex Pertusola Sud di Crotone – 2007

“L’UNIONE EUROPEA 50 ANNI DOPO CON PIU’ OPPORTUNITA’ E MENO FRONTIERE”

50 anni UE Sax

L’UNIONE EUROPEA 50 ANNI DOPO_project work di Salvatore Barresi [2007]

europa3

Abstract

Nell’anno del suo compleanno, pochi potrebbero sostenere che l’Europa sia una splendida
cinquantenne. Nella primavera del 1957 viene firmato il Trattato di Roma viene al mondo
la Signora Europa che oggi si presenta claudicante sostenuta dalle stampelle di ben
ventisette Paesi che la fanno camminare. Svolgere una tesi sui 50 anni dell’Europa è stata
una esperienza utile a comprendere qual è la cera identità. Infatti, si mostra con una carta
d’identità che non dice quale sia la sua identità, mancando perfino l’innocente riferimento
alle note «radici cristiane» nella Costituzione. E si esibisce con un paio di robusti
corteggiatori che l’hanno nel frattempo ripudiata a colpi di referendum; s’allude agli ex
ammiratori, e mai troppo ammiratori in verità, che si chiamano Francia, e Olanda.
E si affaccia, madama Europa, con una credibilità internazionale quasi inesistente. Basti il
ricordare che l’Unione dei 27 non figura in quanto tale neppure al vertice
dell’organizzazione planetaria per eccellenza; quel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite che predilige avere a che fare con gli Stati in carne e ossa, non con la loro
proiezione ideale o somma aritmetica che in mezzo secolo di promesse hanno fallito più
di quanto abbiano mantenuto. Né è il caso di rimarcare, per carità di Continente, la
vacuità della politica estera e militare espressa da quest’Unione degli incerti. E nel lavoro
svolto si è voluto rimarcare quel senso di appartenenza e sulla identità che l’Europa dovrà
assumere nell’ambito internazionale e nei confronti dei suoi cittadini.
Una Unione che, ogniqualvolta è stata chiamata a intervenire nelle aree bollenti della
Terra, s’è spaccata e che solo nell’ambito economico l’Europa ha dato i migliori risultati
di sé. Non dunque l’identità «una nella diversità», com’è scritto nel preambolo dell’ultimo
e formale documento, e che non si è affatto propagata secondo le speranze (e la
propaganda) riposte. Né ci si può appellare all’auspicio di una visione politica
continentale e internazionale fragile e confusa. È invece l’aspetto commerciale,
finanziario, monetario – in una parola: economico – il progresso riconoscibile e
condivisibile di cinquant’anni di storia politica e pacifica europea.
Rispetto ad allora gli europei stanno meglio, molto meglio. Sotto il profilo istituzionale
essi oggi costituiscono e sempre più possono costituire una rassicurante potenza
economica. Ma cinquant’anni dopo, gli aspiranti europei non hanno alcuna intenzione di
rinunciare alle proprie culture e tradizioni, al modo d’essere e di pensare da francesi, da
tedeschi, da polacchi, da spagnoli e naturalmente da italiani in cambio di un europeismo
che è diventato ideologia da sventolare nella grigia e periferica Bruxelles. Parafrasando,
l’Europa è una pura espressione economica e senza retorica è una favola di una nuova
patria che non c’è.