CON LA concertazione, 1000 NUOVI POSTI DI LAVORO.

Lo sviluppo del crotonese passa attraverso un progetto strutturato sul turismo, la riproposizione dell’industria agroalimentare, basata sul paniere dei prodotti agricoli locali, la trasformazione del settore ittico, e attraverso la spinta dell’artigianato di nicchia. Solo lavorando insieme con una corretta “concertazione”, coinvolgendo i “protagonisti” che hanno responsabilità e competenza per agire, per valutare l’appropriatezza e l’efficacia di esperienze, progetti e strumenti che si vanno sperimentando a supporto dello sviluppo per creare un “Distretto Produttivo Culturale – Turistico” con un modello di sviluppo che comprende azioni mirate e parallele: l’accreditamento formale di un “marchio del crotonese” presso le Autorità politico-amministrative preposte alla gestione del territorio eletto, cioè la Regione Calabria, la Provincia  di Crotone, tutti i 27 Comuni del Crotonese; la creazione una rete di contatti personali, oltre che con le autorità di cui sopra, anche con le Camere di Commercio di tutta Italia, le Camere di Commercio Italiane all’estero, le Agenzie di Sviluppo delle zone ricche del Paese, i Consorzi Produttivi, Culturali e del Turismo esistenti nel territorio e in altre zone d’Italia per un rapporto di reciprocità; la mappatura del territorio al fine di identificare e coinvolgere le competenze, native ed immigrate – numerose dall’estero, oggi presenti nel crotonese, per arricchire qualitativamente il lavoro interno ed esterno di questa attività; creare un supporto a queste competenze per dar vita ad una serie di piccoli progetti pilota, una progettualità di eccellenza, la quale sia capace di concretizzare i principi che ispirano l’azione dell’attività, di renderla comunicabile e credibile, nonché di creare modelli di realizzazione progettuale riproducibili sull’intero contesto territoriale. Nostro malgrado, nella terra di Crotone, in pieno regime di sfiducia, non si “pensa” più, non ci si incontra per pensare al futuro. Gli incontri sono solo quelli per redigere verbali per la chiusura delle aziende e avviare i processi di cassa integrazione e mobilità dei lavoratori. Si possono creare almeno 1000 nuovi posti di lavoro se si supera il vero dramma locale, il problema dei problemi, cioè l’eccessiva distanza fra il “dire” e il “fare”, fra l’indirizzo e il governo effettivo. Le scelte della politica fanno fatica ad avviare azioni concrete e a produrre risultati visibili e significativi perché manca la “concertazione”. Ogni attore locale crotonese rimane rintanato pensando solo a contrastare l’altro, solo per motivi di invidia e gelosia politica, creando vuoti di potere e gestendo, quando è possibile, piccoli spazi che non procurano benefici alla collettività ne creano bene comune, o lavoro, o occupazione. C’è un rallentamento delle attività istituzionali, sociali e sindacali e i loro sforzi (pochi) sono timidi, incerti e sperimentali. È opportuno aprire un dibattito per rileggere i processi della politica, ridisegnare il ruolo del privato economico e d’impresa, di ridefinire il ruolo del governo e delle amministrazioni locali nella concertazione delle politiche pubbliche e delle iniziative, pubbliche e private, sulle risorse, sui progetti e sulle azioni di sviluppo locale. Ritornare a pensare al lavoro per i crotonesi. Si è creata, purtroppo, nella Città di Crotone, una frattura tra il denaro, il suo uso, l’avidità di profitti senza limiti e il lavoro. Tutte le soluzioni prospettate alla possibile uscita dalla crisi, non a caso, convergono sull’avidità di profitti, accentuando ancora di più la frattura tra denaro e lavoro, e sui suoi derivati sociali – pensioni, sanità, scuola. Tutto ciò ha prodotto e sta producendo flessibilità esasperate, precarizzazioni selvagge, libertà di licenziare. E’ questa la nuova civiltà economica dello sviluppo? Iniziare, per esempio, una nuova stagione di sviluppo sostenibile. Questo è possibile solo se diamo fiducia alla nostra comunità e ottenere che la nostra società si impegni unita verso questo obiettivo con una nuova classe dirigente. Questo servirà ai cittadini, alle imprese e ai lavoratori. Cosa sarà importante per iniziare questo tempo nuovo? Tutti, proprio tutti, dovranno sforzarsi di riannodare il filo che lega economia e società, vita delle imprese e vita dei cittadini, perché questo filo, in questi anni difficili, in questi giorni difficili, si è spezzato. Un impegno disinteressato da personalismi per rendere più forte e più visibile il legame tra la crescita della ricchezza e la sua diffusione e ridistribuzione nella società. Il nostro impegno è correggere la percezione che le crisi siano di tutti ma i profitti solo di pochi. È ritornata l’ora, come già fatto in altri periodi, di mettere sempre più il lavoro ed i lavoratori al centro delle politiche per lo sviluppo locale. È importante prendere coscienza che il lavoro non è solo un mezzo, ma assume un valore più grande, di fondamento morale del benessere individuale, e di grande ed unica vera opportunità di emancipazione e di libertà per i cittadini, soprattutto per quelli che partono in condizioni di svantaggio.  L’impegno di chi governa è quello di affrontare lo sviluppo dell’economia locale come questione politica, non come questione tecnica. Si deve far ricondurre, con urgenza, le forze di governo il dibattito sul vero terreno di discussione: quale sviluppo economico del territorio si vuole perseguire, quali interessi si vogliono privilegiare, quali gruppi sociali si vogliono aiutare. Finalizzare la crescita economica alla equa diffusione sociale della ricchezza e non alla massimizzazione della ricchezza individuale è l’impegno di questo nuova era di politica economica territoriale con una evidenza verso la tutela dell’ambiente naturale e della salute di tutti, limite invalicabile che non può essere scavalcato da nessun progetto imprenditoriale. In ogni progetto, in ogni iniziativa, che partirà da oggi in avanti, deve esserci, e deve essere chiaramente visibile, l’obiettivo di creare nuove opportunità di lavoro stabile e di qualità adatte al mondo di oggi e quello di domani, per consentire ai cittadini, specie a quelli più giovani, la libertà di decidere di lavorare nella propria provincia e città. Non è vero che manca il lavoro. E’ una eresia, è una ipocrisia dire che non c’è lavoro. Nostro Signore non ci ha lasciato senza lavoro: basta pensare, ad esempio, alla indispensabile e indifferibile messa in sicurezza del territorio crotonese, alla necessità di intervenire sullo sviluppo specializzato della portualità, sul potenziamento della filiera agro-alimentare, sull’arricchimento dell’offerta turistica, e infine, ritornare a pensare alla reindustrializzazione. A tutto questo è possibile associare un obiettivo trasversale cioè quello dell’incremento della capacità di innovazione e di creatività del nostro sistema economico. Costituire, quindi, una rete di “protagonisti” della politica, delle imprese, delle amministrazioni, delle professioni, delle istituzioni, delle associazioni di attori sociali, che operano a livello locale affrontando ogni giorno la terribile “sfida del fare”. Il tema delle politiche attive di sviluppo territoriale è nuovo e complesso e le pubbliche amministrazioni non sono ancora pienamente adeguate alla complessità del compito e al livello della sfida. Urge un’azione di concertazione per progettare condizioni e strumenti perché le politiche di sviluppo locale siano non solo enunciate ma si realizzino, individuando così modalità concrete di possibile ri-orientamento delle azioni degli attori sociali e istituzionali interessati: come passare dal dire al fare, dalle intenzioni alle realizzazioni, dalle parole agli impegni. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!

SALVATORE BARRESI