SI VINCE LA CRISI RISCOPRENDO LA FAMIGLIA

Siamo ormai allo sbando e constatiamo che nessuno prende le difese della famiglia tranne la Chiesa. Proprio il Santo Padre Benedetto XVI, recentemente, ha sottolineato come sia importante che il mondo del lavoro, dell’impresa e dell’economia debbano essere guidati dalla “caritas” come già richiamato nell’Enciclica “Caritas in Veritate”. Lo sbando ha portato ad una crisi profonda della famiglia, sia economica che morale, minando la struttura portante e incrementando le separazioni. C’è una tendenza all’aumento del numero delle separazioni familiari e alla diminuzione del numero delle celebrazioni matrimoniali. È palese l’egoismo imperante, ormai si sta andando verso una società egoista e individualista dove la famiglia non è più al centro delle questioni economiche e sociali. Prima, se c’erano famiglie forti e stabili implicavano una società forte e stabile, oggi, con una società debole la famiglia è senza futuro. Nonostante i forti richiami della Chiesa e dei movimenti cattolici, non c’è una volontà politica ad aiutare la famiglia, anzi vige la regola di azioni contrarie, tutto secondo un progetto di imposizione del relativismo, del laicismo e dell’ideologia di genere. Bisogna, quindi, riscoprire le virtù della famiglie quale esempio per risolvere la crisi. Dobbiamo fermare questo annoso problema, siamo al limite: tante separazioni quanti sono i matrimoni e in gran numero dovuto alla difficoltà che oggi le famiglie vivono per via del non lavoro e della solitudine con cui affrontano il problema. Anche se Papa Benedetto XVI ha recentemente ricordato che “Non è compito della Chiesa definire le vie per affrontare la crisi in atto”, ha precisato che dobbiamo riscoprire il valore della solidarietà sentendoci tutti responsabili di tutti, senza lavarci le mani delegando tutto allo Stato. Nel vivere sociale la Giustizia commutativa – osare per avere – e quella distributiva – osare per dovere – non sono sufficienti, e necessario, perché vi sia vera Giustizia, aggiungere la gratuità e la solidarietà. Famiglie distrutte dalla separazione perché privi del minimo per poter vivere. Famiglie che soffrono la crisi senza essere consapevoli e senza responsabilità dirette. Famiglie che perdono i punti di riferimento, passando repentinamente da uno stato di pace e serenità lavorativa, ad uno stato di povertà assoluta. Il risvolto che nessuno dice della crisi è questo! La distruzione della famiglia. L’analisi delle conseguenze che produce l’aumento del tasso di separazione per matrimonio è violento nella società odierna. Produce un dramma generale e provoca problemi psicologici sociali. Il dramma per i figli, che iniziano a vivere in famiglie destrutturate, imparando, al contrario, dando valore negativo, alla fedeltà, all’impegno e al sacrificio. Quali valori insegneranno i figli di oggi ai figli di domani senza un progetto di vita? Forse tutto questo non comporta delle conseguenze negative per la società? Certo, se si continua con politiche che ci conducono verso una società più destrutturata e individualista, la famiglia non sarà più una istituzione, ma una combinazione di cose priva di relazioni vere dove sovrabbonda l’egoismo e l’individualismo. I cristiani hanno una grande responsabilità quella di denunciare i mali, di testimoniare e tenere vivi i valori su cui si fonda la dignità della persona, e di promuovere quelle forme di solidarietà che favoriscono il “Bene Comune”, affinché diventi l’umanità sempre più famiglia di Dio. Perché ho accumunato la crisi economica e la crisi della famiglia e la forte separazione dei matrimoni? Perché, anche se le cause sono diverse, in primis quella culturale, si evidenzia, da più parti, la trasmissione di idee in base alle quali, di fronte alla crisi economica, del non lavoro, della perdita del possesso – denaro – acquisti – privilegi – l’unica soluzione è la rottura; non ci si dà una seconda opportunità. Ci è stata trasmessa anche l’idea che la fedeltà e l’indissolubilità sono un’utopia, che il matrimonio è una questione esclusivamente di affetto e che quando questo si esaurisce posso cambiare, che è un contratto che in un dato momento posso annullare. Se rimango senza lavoro, senza privilegi non ha più senso che siamo famiglia. Questa è la considerazione che molti fanno nei momenti di crisi. È più semplice la separazione che affrontare il problema. Ecco perché è importante – come dice il Santo Padre – imparare a comunicare i valori comuni portanti e non soltanto viverli, comunicando e trasmettendo la nostra esperienza di famiglia che vive e soffre la crisi economica e valoriale. Si può vincere la crisi generale con la riscoperta della solidarietà dentro la famiglia partecipando a forme di comunità più ampie di natura associativa, creando contesti particolari di mutuo soccorso riuscendo, insieme, a superare le difficoltà svolgendo opere buone, cioè “sapere vivere nel quotidiano la solidarietà“. [Salvatore Barresi] sociologo economista 

LA VIA ITALIANA ALLA MODERNITÀ RELIGIOSA

L’Arcidiocesi di Crotone – S. Severina ha presentato, martedì 29 Novembre 2011 ore 18.30 presso la Sala S. Agostino della Parrocchia S. Rita in Crotone, la “Cattedra Ratzinger” con la partecipazione del Prof. Franco Garelli, ordinario di Sociologia dei processi culturali e Sociologia delle religioni alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino, sul tema “Religione all’italiana. L’anima del paese messa a nudo”. L’incontro è stato moderato dal Prof. Vincenzo Bova, ordinario di sociologia dei fenomeni politici dell’Università della Calabria e concluderà S. E. Mons. Domenico Graziani, Arcivescovo di Crotone – S. Severina. Ormai al terzo anno, la “Cattedra Ratzinger” è diventata una tappa particolare della Diocesi per riflettere su questioni di religiosità, fenomeni sociali e antropologici che stanno cambiando il mondo. In questa tappa si è riflettuto sulla «via italiana alla modernità religiosa>>. Gli italiani si dichiarano e si dimostrano credenti: il 45,8% crede senza nutrire dubbi, il 25,1% ha qualche dubbio, ma atei convinti e agnostici, assieme, non arrivano nemmeno al 13%. Il 36,3% ha la certezza che esista un’altra vita, meno dei credenti in Dio; chi pensa non ci sia nulla sono il 14,6%; e la maggioranza relativa, con quasi il 44%, è dubbioso, pensieroso, incerto. Credenti in Dio, dubbiosi nell’aldilà, gli italiani mantengono una frequenza record alla messa: il 26,5% vi partecipa ogni domenica e più, più del 50% almeno una volta all’anno, e chi non mette mai piede in chiesa è appena il 21,8%. Ma il dato più interessante, nella ricerca del prof. Garelli, riguarda la «voglia di sacro» degli italiani, assai superiore alla frequenza ai sacramenti o alla vita di parrocchie e aggregazioni laicali. Il 32,5% degli italiani prega almeno una volta al giorno, e il 23,7% non prega mai. Gli italiani non esitano a manifestare apertamente la propria appartenenza religiosa. Nell’ultimo anno, il 33,9% ha partecipato a una processione, il 15,6% a pellegrinaggi, il 13,3% ha fatto un voto, il 34,7% ha fatto dir messe per i defunti. La ricerca del Prof. Garelli, presentata a Crotone in anteprima nazionale, ha dimostrato una <> degli italiani. Ma quanto la Chiesa è capace, sulla base di questa analisi, di decifrare e intercettare  le soluzioni e a dare risposte adeguate, capace di parlare alla vita e scaldare il cuore del popolo di Dio?
 [Salvatore Barresi]