“TURISMO & SVILUPPO” IL FUTURO DELLA CALABRIA


Fare Turismo è pensare il turismo non solo come svago, ma soprattutto come attività economica importante per lo sviluppo della Calabria e per le opportunità di occupazione che potrà offrire. Fare Turismo è divulgare una nuova “cultura del turismo”, anche a vantaggio di nuovi atteggiamenti e comportamenti imprenditoriali. Fare Turismo è concretamente offrire orientamenti e opportunità ai giovani e alle persone che desiderino progettare il proprio futuro professionale nel turismo. Il turismo è una delle realtà più importanti della società contemporanea e presenta implicazioni rilevanti di natura economica e socio-culturale, tanto che è ormai destinato a diventare un’industria trainante in tutte le economie moderne e la primaria fonte di reddito e di lavoro in molti paesi del mondo. In questo scenario l’Italia presenta una tradizione consolidata, tuttavia fatica a reggere la competizione crescente oltre che dei Paesi con maggiori quote relative al mercato di arrivi e presenze, anche delle nuove aree che si affacciano nel panorama dell’offerta turistica. Per rispondere alle sfide competitive la modernizzazione delle imprese del settore e la realizzazione di sistemi turistici locali diventano le scelte strategiche più importanti per il suo sviluppo: di conseguenza la disponibilità di capitale umano adeguato è un elemento cruciale per permettere alle realtà territoriali di giocare la propria partita. A maggior ragione nel Mezzogiorno, ed in Calabria in particolare, che rappresenta la realtà del Paese dove la primaria esigenza è quella di risolvere i problemi dello sviluppo locale e dell’occupazione. La particolarità delle imprese turistiche, che le differenzia da ogni altra impresa terziaria, è che la qualità del prodotto consumato dai clienti si caratterizza per la presenza fisica degli operatori, che pongono in essere il servizio nello stesso momento in cui questo viene consumato: ne consegue che la professionalità delle risorse umane diventa un punto centrale nella definizione del livello qualitativo della produzione e, in tal senso, la professionalità va intesa oltre che come possesso delle necessarie conoscenze, capacità tecniche e competenze, anche come atteggiamento di massima percezione dei bisogni e delle necessità degli utenti dei servizi turistici. Allora cosa fare? Un’idea potrebbe essere la costituzione dell’Agenzia di Sviluppo Integrato regionale con lo scopo di svolgere, per le aree turistiche calabresi, un ruolo di sostegno alla programmazione dello sviluppo locale, di promozione e di attuazione di programmi di investimento territoriale: attrarre investimenti, imprese, attività, cultura, conoscenze, visitatori leisure e d’affari, ecc; valorizzare l’identità e le specificità locali; promuovere uno sviluppo socio-economico equilibrato sostenibile; raggiungere una capacità-posizione competitiva distintiva che mette in grado di importare-esportare valore. Perché fare uno strumento come una Agenzia? Perché si potrebbe ottenere l’affermazione di un “prodotto territoriale allargato”, difficile da definire, in cui trovano sintesi una parte “hard” (le attività e le infrastrutture, ecc) e una parte “soft” (immagine, servizi all’imprenditorialità, know-how. L’accesso all’informazione, ecc). Inoltre, se si vuole cercare una definizione più “diretta” ma ancora sufficientemente generale, si può dire che ciò che si offre sono insieme: (1) un complesso di opportunità-economie localizzative (intese nel senso più ampio del termine) per attirare nel territorio le “cose” e “persone”; (2) una gamma di prodotti (materiali e immateriali) promossa con una identità precisa (esplicitata da un’immagine) percepita e affermata fuori dal territorio (“esportazione”). Urge far ragionare le istituzioni di “territorio”, ovvero di un aggregato di risorse, attori, attività, che nell’insieme concorrono a dare forma allo sviluppo e alla creazione di valore, ma che conservano, con grado maggiore o minore a seconda di situazioni specifiche, la propria autonomia. Perché non pensare, con una metafora, il “territorio come impresa” e prendere in esame la presenza di “un” solo centro decisionale leader (in senso proprio) e quindi la possibilità di ottenere convergenza e coordinamento dei comportamenti? Perché lavorare insieme pubblico e privato? Perché si deve arrivare alla creazione di valore (in senso ampio, ovvero reddito, occupazione, qualità della vita, ecc) attraverso l’utilizzo delle risorse materiali e immateriali del territorio (e, ovviamente, loro ulteriore incremento e accumulo). Ma soprattutto lo si deve fare perché oggi il vero problema e di trovare vie per generare un circuito virtuoso tra le risorse/attività interne al territorio e le risorse/attività esterne al (o che provengono dall’esterno del) territorio. Il Turismo nel in Calabria ha una valenza indiscussa ed è, e sarà, parte importante dello sviluppo. Questa affermazione accomuna tutti quelli che promuovono iniziative di aggregazione soprattutto per generare un Sistema Locale di Offerta Turistica (SLOT) riguardante un “Insieme di attività e fattori di attrattiva che, situati in uno spazio definito (sito, località, area), siano in grado di proporre una offerta turistica articolata e integrata, ossia rappresentino un sistema di ospitalità turistica specifica e distintiva che valorizza le risorse e la cultura locale”. Si tratta di un sistema, più o meno vasto e articolato in cui convivono, o possono convivere, molteplici prodotti e forme di offerta; in cui l’interdipendenza economica e decisionale dei numerosi attori che ne fanno parte può dar luogo a situazioni di integrazione e coordinamento diverse per grado e modalità. Ma quali ostacoli ci sono allo sviluppo delle forme di collaborazione tra operatori e istituzione? Le risposte sono molteplici e sono una cultura politica, imprenditoriale e manageriale conservatrice; Una difficoltà di conciliare la situazione di forte interdipendenza economica e decisionale in cui operano gli attori con la relativa “facilità” di perseguire comportamenti opportunistici e di profitto di breve periodo; Una mancanza di risorse economiche e finanziarie necessarie a creare le condizioni minime per avviare processi di cambiamento; Una difficoltà prevedere i risultati dell’azione comune e la distribuzione dei benefici fra i partecipanti. Come si vincono queste difficoltà creando le capacità di intervenire sulle attrattive, sui prodotti e sui servizi offerti nel/dal territorio e puntare alla valorizzazione delle specificità locali che hanno valore distintivo (no ai “non luoghi”, si all’identità di luogo); Coinvolgere il numero massimo possibile di attori nei progetti; Finanziare stabilmente l’attività, anche con forme di partecipazione diretta degli attori; Porre attenzione alla formazione e alla diffusione dei progetti; Porre attenzione all’innovazione e a tutti gli strumenti che possono sostenerla; Aumentare la capacità di comunicare il territorio, grazie anche a marchi che ne facilitano la riconoscibilità. Bisogna lavorare nella definizione e realizzazione di un modello di ospitalità che soddisfi le esigenze del turismo sociale, mirando alla definizione, dopo l’elaborazione di una Mappa delle Opportunità di sviluppo turistico dell’area, di un modello di ospitalità che soddisfi le condizioni di accessibilità (abbattimento delle barriere architettoniche) e qualità dell’accoglienza, utilizzando l’impresa sociale e la micro – impresa come leve per l’integrazione delle persone con disabilità e come risposta alle esigenze di sviluppo turistico sostenibile. Bisogna lavorare nella valorizzazione del Turismo per tutti e delle Imprese Turistiche già esistenti, tutto teso sia all’identificazione delle opportunità esistenti di creazione e sviluppo di prodotti turistici accessibili ai visitatori con bisogni speciali sia alla sensibilizzazione, sui temi della qualità dell’accoglienza e dell’integrazione, nei riguardi di operatori economici ed amministratori presenti sul territorio. L’obiettivo è il miglioramento delle risorse strutturali ed umane, per fare in modo che i concetti di qualità e comfort del Turismo per Tutti integrato diventino un modello di gestione manageriale e patrimonio comune ed esteso a tutto il comparto economico dell’area. Tutti gli attori pubblici e privati devono lavorare per l’area, per un ruolo di sostegno alla programmazione dello sviluppo locale, di promozione e di attuazione di programmi di investimento territoriale. Questa potrebbe portare ad una nuova “economia” calabrese ed un capovolgimento della cultura odierna di un turismo mordi e fuggi.
Salvatore Barresi
Sociologo Economista

“CITTÀ CAPOLUOGO: Immaginando il futuro”


Intervento del Prof. Salvatore Barresi
sociologo economista, esperto e coordinatore di progetti comunitari
“CITTÀ CAPOLUOGO: IMMAGINANDO IL FUTURO”
Meeting “Cityfluid: architettura, ambiente e turismo”
Le infrastrutture in Calabria: ipotesi di sviluppo
Soverato – Mercoledì, 9 febbraio 2011
________________________________________
C’è stato in questi anni una forte crescita dei livelli di produzione, complessivi e per abitante, e il conseguente aumento dei consumi sono considerati fattori ineludibili.
C’è stata in questi anni una crescita a ritmi sostenuti che ha significato un progressivo e considerevole miglioramento delle condizioni di vita, garantito dalla molteplicità delle produzioni e delle possibilità di consumo.
C’è da evidenziare, senza infingimenti, che, se da un lato, la crescita economica e il conseguente incremento del livello del benessere sono dati ormai quasi per scontati, dall’altro non si può dire circa la sostenibilità ambientale di questo processo di crescita.
Se immaginiamo il futuro, titolo della discussione di oggi, non possiamo ricordare a tutti noi che lo sviluppo è possibile solo grazie all’utilizzo delle risorse disponibili, risorse caratterizzate tuttavia da scarsità e esauribilità nel tempo.
Cosa significa questo in uno scenario futuro? Quando queste risorse verranno meno lo sviluppo subirà una forte battuta d’arresto.
Attenzione però, tra queste risorse verrà meno anche la risorsa ambiente che, a causa della pressione esercitata principalmente dalle attività antropiche, sta mutando velocemente le sue caratteristiche generando effetti negativi esterni di tutto rilievo, primo fra tutti il cambiamento climatico.
Allora, come possiamo immaginare il futuro di una Città o di un territorio come il nostro che non ha produzione e vive solo di una economia legata alle bellezze naturali e al loro sfruttamento?
In pratica, se l’uso indiscriminato da parte dell’uomo di risorse critiche per le economie e per la stessa sopravvivenza umana quali l’aria, l’acqua, il suolo vengono a mancare la dinamica dell’attuale percorso di sviluppo non è più in grado di garantire la sostenibilità e perderemo anche quella caratteristica di bellezza naturale che oggi la Calabria detiene a livello mondiale.
“Città capoluogo: immaginando il futuro”, un titolo impegnativo che spinge a elaborare una valutazione dell’effettivo peso delle attività umane e del ruolo cruciale nel determinare le modificazioni attuali e gli scenari evolutivi dell’ambiente in cui viviamo.
Per esempio, le interferenze antropiche appaiono evidenti se si considerano l’uso del suolo per gli insediamenti abitativi, la costruzione di infrastrutture, lo sfruttamento delle risorse idriche e l’utilizzo del patrimonio forestale.

È chiaro che l’umanità e i calabresi in particolare non possono fare a meno di quanto gli fornisce la natura, ma è altrettanto evidente che le risorse ambientali necessitano di essere rigenerate, principalmente promuovendo percorsi di crescita svincolati dal processo di degrado ambientale.
Se partiamo da questo inciso, allora possiamo azzardare uno scenario immaginando il futuro.
Ed ha questo inciso dobbiamo arrivare usando gli strumenti giusti. Quali?
Primo fra tutti la lettura del territorio. Leggere un territorio significa “attrezzarsi” per comprenderne la realtà che può presentarsi come dinamica o bloccata per cogliere, insieme alle opportunità per un eventuale evoluzione sociale ed economica, i fattori antropologici e storici che ne determinano e condizionano la vita.
I fattori di cambiamento e gli elementi di stabilità sociali ed economici di un territorio consentono di comprenderne i caratteri di fondo ed anche di valutare il grado di benessere della popolazione.
Mi piace ricordare, in questa sede, che un indicatore economico importante riguarda l’uso del territorio e dello spazio. Raramente il territorio calabrese è stato considerato risorsa, questa è una delle ragioni dei dissesti ambientali che registriamo con frequenza.
Per cogliere la profondità dei fenomeni che interessano una realtà socio/economica complessa, quale è sempre quella territoriale va anche detto che indicatori e statistiche semplici servono fino ad un certo punto.
L’analisi deve farsi più sofisticata e saper usare gli apporti di altre discipline oltre a costruire dei sistemi di rilevazione e valutazione in grado di fondere elementi semplici quali: variazioni demografiche, saldo sociale e saldo naturale, tasso della presenza di anziani; ecc. traendone indici sintetici.
E’ a questo proposito molto interessante indagare la mobilità sociale di un territorio o approfondire l’Urbanistica e la Pianificazione territoriale per proporre un uso dello spazio che tiene conto delle esigenze socio/economiche e proporre un valore d’uso di luoghi ed aree, valutando il rischio ambientale e conferendo particolare rilievo ad elementi rari o “preziosi” quali: acqua, aria, suoli, clima.
Mi pare doveroso, quindi, evidenziare che rispetto alla sostenibilità ambientale, le aree urbane, per esempio, occupano un ruolo di indubbio rilievo. Sebbene in assenza di dati condivisi, si ritiene che al momento le aree metropolitane siano responsabili di più del 75% dei consumi di energia e di circa l’80% delle emissioni climalteranti.
In diversa misura, tutte le città convivono dunque con le stesse problematiche di sostenibilità ambientale in termini di inquinamento acustico e cattiva qualità dell’aria, mobilità congestionata, emissioni di gas serra, presenza di terreni abbandonati, proliferazione urbana e produzione di rifiuti e di acque reflue.
È possibile immaginare un futuro di una città? Io credo sia possibile. È evidente che la mobilità e la riqualificazione edilizia del patrimonio abitativo e delle strutture commerciali e istituzionali, che costituiscono da tempo due dei principali driver su cui ruotano le politiche ambientali urbane, devono essere all’attenzione giornaliera delle istituzioni.
C’è da dire però che non esistono soluzioni immediate, dovendo le politiche attuate essere definite in ragione delle specificità delle singole realtà urbane; pensiamo all’orografia che vincola numerose scelte con riferimento alle problematiche di sostenibilità ambientale. Le aree urbane hanno una seria responsabilità e rappresentano i centri nei quali le scelte operate in materia di produzione e di consumo rivestono un’importanza decisiva per il futuro.
E su questo aspetto sottolineo la responsabilità dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni pubbliche nei confronti della quale è senza dubbio necessaria una maggiore consapevolezza di come e in quale misura le azioni dei singoli e delle organizzazioni impattano sull’ambiente a livello locale e globale.
Mi piace ricordare, anche se spesso lo nascondiamo, che la città contemporanea appare ogni giorno più “faticosa” da abitare. Con il suo “malfunzionamento” richiede uno sforzo per essere vissuta, praticata, attraversata. Le pene che estesi brani di tessuto edificato impongono agli abitanti, e non solamente a quelli appartenenti ai ceti più poveri, alle fasce di età estreme o diversamente abili, finiscono poi per trasformarsi in ostilità se non addirittura in avversione.
E per immaginare il futuro è importante tornare ad osservare la città dell’abitare quotidiano, interrogandoci sulle ragioni e sulle cause della fatica e dell’ostilità.
Come posso immaginare il futuro della mia città e del territorio con l’assenza di relazioni tra le cose (tra le funzioni ma anche, più concretamente, tra gli edifici e tra gli spazi) che dovrebbero formare la città?
Fatica ed ostilità sono imputabili ad una organizzazione scorretta, al funzionamento fallace, alla discontinuità di un sistema di servizi ed attrezzature, alla separazione delle cose, che tende a generare scomodità, disagio, insicurezza e talvolta pericolosità.
Bisogna ripartire dall’osservazione della città avendo come oggetto di attenzione la dimensione fisica del welfare, occupandosi dei temi dell’urbanità, della costruzione di tessuti urbani e della sicurezza, della salubrità e della civile convivenza.
È una occasione parlare del futuro. Ci si occupa così poco del nostro futuro che quando ci sono le condizioni per poterlo fare ci si sente un po’ smarriti, preoccupati dell’avventura verso cui si può andare incontro, incerti sulle nostre strumentazioni e sulle capacità necessarie per sostenere un impegno così sfidante.
Allora posso concludere che si può immaginare il futuro solo se nell’immediato si comincia a misurare con la dimensione ecologica ed ambientale, ricercando e sostenendo integrazioni tra economia – ambiente – territorio e socialità, in un’ottica di sostenibilità come opportunità per aprire e incentivare spinte innovative in vari campi.
La costruzione del futuro è indissolubilmente legata alla capacità dei singoli di essere artefici e partecipi di nuovi movimenti relazionali e culturali, partendo da un diverso modo di guardare e comprendere la quotidianità.
L´anziano pensatore, Edgar Morin, filosofo e sociologo francese, diceva: «Impossibile prevedere il nuovo guardando al passato. Un osservatore che fosse capitato sulla Terra quindicimila anni fa non avrebbe potuto immaginare la nostra civiltà industriale. E´ già successo che ciò che era ritenuto improbabile sia diventato realtà. Succederà ancora». [S.B.]