COSA FARA ‘LA CALABRA NEL 2011


L’economia calabrese nel 2010 è stata contrassegnata da tendenze recessive in un contesto nazionale in progressivo peggioramento. La debolezza dei consumi, associata all’aumento dei prezzi delle importazioni ha determinato, nel tessuto economico povero della Calabria, una stasi produttiva, e gli effetti della crisi finanziaria hanno accentuato l’evoluzione riflessiva dell’economia creando un clima di diffuso pessimismo tra consumatori e imprese con segnali di debolezza in un mercato del lavoro asfittico e chiuso. Questi i dati in sintesi del livello dell’attività economica calabrese con una produzione industriale che si è mantenuta sui valori minimi del 2009, mentre il settore delle costruzioni ha sperimentato un’ulteriore riduzione del valore della produzione, con una relativa diminuzione dell’occupazione. La dinamica congiunturale sfavorevole ha colpito le imprese calabresi per le quali è stata rilevante la riduzione del fatturato facendo aumentare i prestiti che sono cresciuti a ritmi superiori alla media nazionale. Cosa faremo nel 2011 in Calabria? Quali soluzioni possiamo mettere in campo? Iniziamo con la prima soluzione: – elevare la qualità dei servizi infrastrutturali regionali – incrementando la disponibilità e qualità dei servizi alle persone e alle imprese, quali fattori determinanti di attrazione e competitività territoriale. La qualità della vita dei cittadini e la convenienza ad investire per le imprese è, infatti, strettamente correlata alla disponibilità di servizi collettivi e dipende dalla capacità delle politiche pubbliche regionali di individuare e adottare strumenti idonei, oltre che risorse finanziarie, per innescare processi di trasformazione virtuosi. Fra i servizi infrastrutturali risulta importante per la Calabria i servizi per l’istruzione per frenare la dispersione scolastica e aumentare il livello di scolarizzazione superiore fino alla partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente. L’istruzione, quindi, in Calabria, riveste un ruolo di estrema rilevanza nella politica di sviluppo regionale perché promuove la realizzazione di un’economia competitiva e dinamica basata sulle conoscenze. Altro importante intervento regionale da rafforzare e riproporre come primario è quello relativo ai servizi di cura per gli anziani e i bambini con la conciliazione lavoro famiglia. Il grado di accessibilità e la qualità dell’offerta dei servizi di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) alle persone con oltre 65 anni e i servizi per la prima infanzia (asili nido e servizi integrativi) condizionano significativamente la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Fra i servizi infrastrutturali regionali da incrementare immediatamente con una adeguata politica di sviluppo sostenibile c’è quella della – gestione dei rifiuti urbani – dove la Calabria mostra ancora un forte ritardo sia nel perseguire le priorità ambientali indicate in sede europea, sia nel dotarsi di un sistema organizzativo e impiantistico adeguato alla complessità del ciclo gestionale dei rifiuti urbani. La gestione del servizio idrico integrato è tra i servizi più importanti per elevare la qualità della vita dei calabresi – ci sono realtà dove ancora l’acqua arriva solo tre ore al giorno – nonostante il percorso di evoluzione del settore verso un moderno assetto di mercato continua a presentare spiccati elementi di contraddittorietà. Se il processo di adempimento istituzionale può dirsi sostanzialmente completato, stenta invece a compiersi il definitivo passaggio ad una gestione industriale del settore, basata su solidi schemi di regolazione, adeguati assetti di governance e significativa presenza di investitori pubblici e privati. Dai dati sommari del 2010 in Calabria si registra un livello di povertà in forte aumento. La percentuale di famiglie povere, secondo la definizione di povertà relativa, è pari al 22,6 per cento, con una spesa media mensile delle famiglie povere pari a circa 774 euro, contro i 797 del Nord e gli 818 del Centro. Se non si interviene con politiche strutturali regionali immediate, il “rischio di povertà” delle famiglie residenti in Calabria raggiungerebbe il 27,2 per cento nell’anno 2011. In questo quadro a tinte forti si deve inserire, per il bene della Calabria e dei calabresi, interventi urgenti per la partecipazione delle donne al mercato del lavoro da promuovere anche mediante politiche attive volte a migliorare la conciliazione dei tempi lavoro-famiglia e ad accrescere i servizi per l’infanzia e agli anziani. Nell’agenda calabrese del 2011 c’è senz’altro un forte impegno verso la Legalità, criminalità e sicurezza per attrarre nuovi investimenti. In Calabria si avverte la presenza di un maggiore rischio da parte dei cittadini e cresce la paura in misura non proporzionale al numero dei crimini commessi. Aumenta soprattutto la paura delle rapine e dei furti, della microcriminalità di strada e della violenza giovanile. Tale comportamento induce ad avere maggiori controlli e interventi da parte delle istituzioni centrali e locali. Altro intervento importante, da segnare nell’agenda 2011 della Calabria, quale ricetta per lo sviluppo socio economico, è quello di proporre interventi e misure in grado di rivitalizzare i piccoli Comuni. Interventi che costituiscono non solo una scelta politica economica, ma anche una opportunità in termini di uso razionale delle risorse per il fine ultimo della crescita del reddito e dell’occupazione, anche in un contesto di intervento pubblico orientato al mercato. L’emarginazione dei piccoli Comuni produce enormi esternalità negative a carico della collettività, quali: il dissesto idrogeologico connesso alla mancata cura del territorio per effetto dello spopolamento, la congestione nei pochi grandi centri urbani calabresi e i connessi problemi di degrado ambientale, la perdita di identità culturale delle comunità locali, la perdita del valore patrimoniale locale, la crescita speculativa dei valori immobiliari nei grandi centri. Nel complesso, quindi, in Calabria, i costi connessi all’emarginazione dei piccoli Comuni appaiono di consistenza rilevante. Un’altra importante azione da scrivere nell’agenda delle politiche regionali per il 2011 è: come valutare il Capitale Naturale della Calabria? L’ambiente in Calabria non è un fattore produttivo minore, ma l’involucro che contiene, rifornisce e sostiene l’intera economia. Bisogna subito valutare i beni quali la qualità, lo stato di salute e il valore economico dell’ambiente, dell’ecosistema calabrese nella sua interezza: dalla presenza di una varietà di specie animali e vegetali (biodiversità) alla ricchezza del suolo; dal grado di inquinamento di aria e acqua alla presenza o meno di fenomeni di dissesto idrogeologico, dallo stato di salute dei boschi e delle foreste al grado di antropizzazione ed urbanizzazione di un territorio. La Regione Calabria deve riconoscere che il capitale di risorse naturali, atmosfera, suolo, acque e foreste è divenuto il fattore limitante dello sviluppo economico regionale e che pertanto è necessario investire in questo capitale. Ciò comporta in ordine di priorità: investire nella conservazione del rimanente capitale naturale calabrese, ovvero acque di falda, suoli, habitat per le specie rare; favorire la crescita del capitale naturale riducendo l’attuale livello di sfruttamento, in particolare per quanto riguarda le energie non rinnovabili. L’idea è quella di implementare una struttura mirata, un Centro di Ricerche per l’Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile della Calabria per lo studio delle condizioni di sostenibilità dello sviluppo economico entro i vincoli posti dagli equilibri ambientali, con una particolare attenzione alla compatibilità tra sviluppo sostenibile locale e sviluppo globale, e che servirà per adeguare le proposte di politica energetica regionale, asse portante di ogni politica industriale e ambientale. È chiaro che per rispondere alle sfide della globalizzazione e della competizione e per cogliere anche le opportunità dei cambiamenti in atto, occorre, in Calabria, una forte coesione sociale e istituzionale e un’alleanza strategica sulle scelte fondamentali. Anche per questa ragione è importante giungere ad una intesa regionale creando il “Patto di Sviluppo”. La coalizione regionale resta l’elemento strategico utile al tentativo di fare ripartire l’economia calabrese. Bisogna sviluppare subito un insieme di azioni che realizzino: intese politiche tra territorio, imprese, soggetti portatori di rappresentanze degli interessi sociali e soggetti custodi della conoscenza; intese finanziarie tra imprese, banche e territorio; intese tra territorio, imprese, soggetti custodi della conoscenza. Infine, cosa faremo in Calabria nel 2011? Mettere la persona al centro dell’azione politica. La persona umana è fondamento e fine della convivenza politica e per l’uomo la dimensione sociale non è qualcosa di accessorio. L’idea ‘cristiana’ di persona non è dunque uguale a quella liberista di individuo, ripiegato su di sé e preoccupato di difendere i suoi interessi particolari davanti agli interessi degli altri individui. La persona collabora con tutti gli altri uomini, perché ritiene che ogni vita – anche se diversa dalla sua – è dono e ricchezza. Ogni persona merita l’attenzione della comunità, e la sua sola presenza è per tutti richiesta di promozione e tutela.

[Salvatore Barresi]
(*) sociologo economista

Ludovico Einaudi – “Divenire” – Live @ Royal Albert Hall di Londra

In vita sua un uomo non deve aspettarsi felicità, ma solo goderne lietamente quando essa appaia; a questo mondo egli è in servizio; non sa come o perché, e non gli occorre saperlo; non sa per quale mercede, e non deve chiederlo. In un modo o nell’altro, sebbene ignori cosa sia la bontà, deve cercare di essere buono; in un modo o nell’altro, sebbene ignori come, deve cercare di dare felicità agli altri.