FARE IL BENE PER COSTRUIRE IL FUTURO


Potrebbe essere questo l’obiettivo di tutti gli italiani in cui istituzioni, famiglie e imprese, buttandosi alle spalle paure e incertezze pur forti, torneranno a fare progetti, a rischiare, in una sola parola “costruire il futuro”. Fare il bene e farsi del bene, allora, vorrà dire per l’Italia, per il politico, l’imprenditore e l’operatore economico puntare di più su ciò che rende migliore la vita, dal benessere, alla qualità della vita, ai consumi culturali, mentre per le imprese significherà investire sull’innovazione, sui servizi avanzati e, in generale, sui settori in crescita a livello mondiale. Su questo fronte la sfida vincente, anche se ci sono segnali deboli, ma di importante dinamismo, sarà quella di comprendere che le energie vanno riversate nei settori che crescono, anzi che corrono di più. Dovremmo riuscire a valorizzare maggiormente le grandi scoperte che si fanno nei nostri laboratori di ricerca, nelle università e nelle nostre aziende, ma che spesso vengono sfruttate da altri e riscoprire il gusto di migliorare il modello di vita e portare a valore aggiunto alcuni consumi oggi fermi perché non abbastanza innovativi. Dove c’è novità ci sarà attenzione e disponibilità. Si potrebbe, per le scelte privilegiate relative agli investimenti, guardare al futuro con maggiore serenità, per cui si potranno riprendere gli investimenti finanziari a medio e basso rischio. Si potrebbe, nei prossimi mesi, assistere ad un nuovo trend positivo se si varassero interventi a favore delle politiche infrastrutturali con un Ministero dello Sviluppo forte e deciso a smuovere l’economia, forse anche detassando gli investimenti. L’Italia ha bisogno di dare fiducia ai giovani per accompagnarli nel mercato del lavoro al fine di creare nuclei familiari, accompagnarli all’acquisto di una casa e rendere fruibile i servizi per migliorare la qualità della vita delle giovani coppie per fare figli. Si devono avviare contromisure efficaci con interventi urgenti per bloccare l’esplosione del “nero” e del sommerso che sta diventando una piaga sociale di forti dimensioni. Si deve tornare a essere ottimisti e a farci del bene perché è in atto un aumento delle disuguaglianze che è trasversale ai ceti sociali, tra chi non può in alcun modo sottrarsi agli obblighi fiscali, contributivi e burocratici e chi invece può farlo. Sul fronte del mercato del lavoro è cresciuto il lavoro precario e a tempo determinato con una flessibilità quasi da far paura. La flessibilità aumenta quando si scommette e non si è certi che la sfida sarà vinta. Si deve tornare a progettare e a rischiare utilizzando tutti gli strumenti per avviare una crescita sistematica dei servizi avanzati. Gli utenti internet hanno ormai superato parecchie centinaia di migliaia e rappresentano un grande mercato. Bisogna, però, aumentare l’efficacia dei servizi e rendere più agevoli le applicazioni. Questo vale non solo per i soggetti privati, ma anche per le pubbliche amministrazioni e gli enti locali, che continuano a mettere in rete siti paludati, di mera informazione anzichè di servizio. I nostri Enti pubblici devono osare e chi saprà rendersi utile offrendo soluzioni concrete, come per esempio i pagamenti on-line di tariffe o multe, sarà sicuramente premiato. Per il sistema dell’istruzione si nota una difficoltà non tanto il sistema d’istruzione scolastica quanto quello dell’Università, dove l’autonomia ha prodotto una scomposta forma di competizione, da un lato sicuramente positiva, ma dall’altro troppo sbilanciata sui bisogni dei docenti piuttosto che degli utenti. Il pericolo è che l’Università diventi una fabbrica di cattedre, abdicando a valorizzare il ruolo primario dell’insegnamento. Sul fronte del welfare a rischiare di più è la Sanità, per carenza di fondi, anche se c’è una crisi congiunturale legata alla difficoltà di finanziare il sistema. La salute dovrebbe essere in cima alle preoccupazioni del Governo nazionale, anche perché gli italiani, in particolare, non sono disposti a rinunciare a un buon servizio pubblico di base e perché nel nostro servizio sanitario non mancano le buone qualità o le punte di eccellenza. Sulla questione del Sud e dei Sud il vero problema del territorio è l’impresa. L’impresa non è libera di crescere, e quando non c’è libero mercato non si riesce a decollare. Alcune aree del Paese stanno emergendo, ma dove la pressione dell’illegalità è più pesante la sfida resta in salita. Anche se, può darsi, tuttavia, che la recente offensiva della criminalità organizzata porti a una maggiore mobilitazione e a un rafforzamento dei princìpi di responsabilità e legalità nella presenza sul territorio. Tornare a fare bene e costruire il futuro come ci insegna nel suo magistero il Papa Benedetto XVI nella Lettera Enciclica “CARITAS IN VERITATE”, soprattutto nel capitolo terzo Fraternità, Sviluppo Economico e Società Civile sottolineando che l’economia e la finanza, in quanto strumenti, possono esser mal utilizzati quando chi li gestisce ha solo riferimenti egoistici. Così si può riuscire a trasformare strumenti di per sé buoni in strumenti dannosi. Ma è la ragione oscurata dell’uomo a produrre queste conseguenze, non lo strumento di per sé stesso. Perciò non è lo strumento a dover essere chiamato in causa ma l’uomo, la sua coscienza morale e la sua responsabilità personale e sociale.

Salvatore Barresi