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LA CITTÀ BENE COMUNE POSITIVO PER IL FUTURO – Smart City propulsori di economia e benessere per lo sviluppo integrale

Siamo difronte ad un problema che in pochi oggi affrontano. I dati statistici indicano il 50% della popolazione mondiale, che vive in un contesto urbano, sta consumando circa il 75% dell’energia del pianeta, con l’aggravante dell’80% delle emissioni effetto serra.

Che fare e quali sono gli aspetti sociali che affronteremo fino al 2050? Il 2050 sarà l’anno del giro di boa del primo secolo del nuovo millennio che, seppur data molto lontana, dovrebbe toccare, secondo le previsioni, 9 miliardi di individui rispetto ai 7 attuali.

Dei 9 miliardi di individui presenti sul pianeta, si prevede, quasi il 70% sarà concentrato in aree urbane[1].

Ma le aree urbane di oggi sono pronte ad affrontare radicali cambiamenti tecnologici in uno scenario sostenibile con una trasformazione di stili di vita?

Il ruolo della città è di vitale importanza per sostenere la qualità della vita degli esseri umani presenti sul pianeta.

Proprio per questo le città devono mantenere un ruolo di fertilizzatrici di creatività, base primaria dell’innovazione, quale materia prima per lo sviluppo socio-economico.

Nella città si creano i presupposti del mercato dove si opera lo scambio merci e dove l’uomo trova le opportunità per lo scambio delle idee portatrici di innovazione.

Innovazione utile alla sopravvivenza del pianeta, nonché a mantenere la migliore qualità della vita di miliardi di persone, che popolano gli agglomerati urbani.

Aree urbane sempre più popolate che dovranno diventare sempre più virtuose nel risparmiare energia, nel ridurre le emissioni e nel rendere più agevoli le condizioni di vita dell’uomo.

Rendere il lavoro più agevole e semplice valorizzando la creatività, creando le condizioni che facilitano lo scambio di idee, favorendo e attirando risorse e investimenti.

[1] Rapporto ONU, 13.06.2013, italian.cri.cn./761/2013/06/14/126s186296. htm;

 

LA CITTA’ – BENE COMUNE POSITIVO PER IL FUTURO_S Barresi_2016 (rev 03)

“UN MODELLO NUOVO DI PUBBLICA AMMINISTRAZIONE” – analisi preliminare di fattibilità istituzionale e politica – COMUNE DI POLLINA (PA)

Il Comune è un ente locale al pari delle Province, Città metropolitane, Comunità montane, Comunità isolane e delle Unioni di Comuni.

Ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali «il Comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo».

Il Comune ha autonomia statutaria, normativa, organizzativa, amministrativa, impositiva e finanziaria nell’ambito dei propri statuti e regolamenti e delle leggi di coordinamento della finanza pubblica ed è titolare di funzioni proprie e di quelle conferite loro con legge dello Stato e della Regione, secondo il principio di sussidiarietà; svolge le sue funzioni anche attraverso le attività che possono essere adeguatamente esercitate dalla autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro formazioni sociali, dunque applicando il principio di sussidiarietà orizzontale.

Così come disciplinato dal TUEL, la generalità dei compiti e delle funzioni amministrative è attribuita ai Comuni oltre che alle Province, secondo le loro dimensioni territoriali, associative ed organizzative, con esclusione delle sole funzioni che richiedono l’unitario esercizio a livello regionale; funzioni, dunque, che vanno attribuite in base al principio di adeguatezza.

L’art. 13 del TUEL identifica le funzioni fondamentali che: «spettano al Comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità, dell’assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze».

Nel riordino istituzionale i Comuni sotto dei 5.000 abitanti, sotto i 3.000 in montagna, sono obbligati dalla legge a gestire in forma associata tutte le funzioni fondamentali, salvo proroghe, mediante convenzioni o unioni di comuni, e sono incentivati alla fusione.

Il fenomeno investe oltre il 70% dei Comuni italiani, il 68% dei Comuni siciliani.

La gestione associata è pensata come uno strumento dei Comuni per ridurre la spesa e ottimizzare la gestione, senza ridurre il livello di servizi ai cittadini.

L’operazione si deve fare a costo zero: senza indennità aggiuntive per gli amministratori, in quanto sindaci o consiglieri comunali, e senza aumento del costo del personale, in quanto si deve far ricorso al personale comunale.

La Normativa statale è chiara e il D.L. 78/2012 e s.i.m.: prevede l’obbligatorietà gestione associata delle funzioni fondamentali: almeno 3 funzioni dal 1° gennaio 2013; ulteriori 3 funzioni dal 1° luglio 2014; tutte le funzioni fondamentali dal 1.01.2015.

Considerato che il Comune di Pollina (PA) risulta far parte dell’Unione dei Comuni Valdemone si è ipotizzata, come prevede la normativa nazionale e per ovviare alla frammentazione dei Comuni, di utilizzare una delle tre formule istituzionali: convenzione, unione di comuni e fusione.

Nel caso in specie, con riferimento al riordino della disciplina dei tributi locali, si è identificata la formula istituzionale della “Convezione”, lasciando comunque ai due Comuni, facenti parte dell’Unione, la propria storia, i propri simboli, la propria identità, anzi rafforzandola.

Nell’analisi preliminare di fattibilità istituzionale e politica sono stati analizzati i vincoli e le opportunità, consapevolmente che, per i piccoli comuni, nulla sarà come prima.

Inoltre, per evitare che ciò si traduca in una espropriazione di funzioni, si è pensato ad una gestione associata in termini nuovi, come una rete e non come una sovrastruttura.

Si è pensato di inserire nell’Unione di Comuni Valdemone, composto dai Comuni di Pollina e San Mauro Castelverde, una Convezione specifica, secondo l’art. 19, c. 27, D.L. 95/2012 conv. in L. 135/2012 riguardanti le funzioni fondamentali dei Comuni:

  1. Gestione e riscossione dei relativi tributi;
  2. Organizzazione dei servizi pubblici comunali.

La Convenzione, all’interno dell’Unione dovrà consentire nel tempo di risparmiare e ridurre il costo organizzativo della pubblica amministrazione, mettere insieme dirigenti, dipendenti, funzioni, e ciò per sviluppare, i servizi che servono ai cittadini aumentando la qualità della vita, guardando la gestione associata come uno strumento dei comuni per migliorare l’offerta di servizi, ottimizzare la gestione e governare lo sviluppo, che sempre più travalica i confini comunali (e non solo).

Per questo è necessario definire un modello di governance che consenta ai Sindaci e agli eletti dai cittadini di mantenere saldamente la guida del governo locale, di controllare la qualità dei servizi, verificare la soddisfazione dei cittadini, ai quali devono rendere conto.

Infine, è necessario, al di là del servizio ai Comuni, che FORMEZ PA sta svolgendo per conto della Regione Sicilia, chiarire prima i risultati che ciascun amministratore si aspetta dalla gestione associata, i rischi che intravvede e come gestire le eventuali resistenze dei dipendenti.

Dr. Salvatore Barresi

Esperto FORMEZ PA

 

Comune di Pollina_ANALISI PRELIMINARE DI FATTIBILITÀ _2015 (S.Barresi)

“UN MODELLO NUOVO DI PUBBLICA AMMINISTRAZIONE” – analisi preliminare di fattibilità istituzionale e politica – COMUNE DI SPADAFORA (ME)

Il Comune è un ente locale al pari delle Province, Città metropolitane, Comunità montane, Comunità isolane e delle Unioni di comuni.

Ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali «il Comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo».

Il Comune ha autonomia statutaria, normativa, organizzativa, amministrativa, impositiva e finanziaria nell’ambito dei propri statuti e regolamenti e delle leggi di coordinamento della finanza pubblica ed è titolare di funzioni proprie e di quelle conferite loro con legge dello Stato e della Regione, secondo il principio di sussidiarietà; svolge le sue funzioni anche attraverso le attività che possono essere adeguatamente esercitate dalla autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro formazioni sociali, dunque applicando il principio di sussidiarietà orizzontale.

Così come disciplinato dal TUEL, la generalità dei compiti e delle funzioni amministrative è attribuita ai Comuni oltre che alle Province, secondo le loro dimensioni territoriali, associative ed organizzative, con esclusione delle sole funzioni che richiedono l’unitario esercizio a livello regionale; funzioni, dunque, che vanno attribuite in base al principio di adeguatezza.

L’art. 13 del TUEL identifica le funzioni fondamentali che: «spettano al Comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità, dell’assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico, salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze».

Pensare a una Unione dei Comuni di Spadafora, Venetico, Roccavaldina, Rometta, Valdina, Torregrotta, Saponara e Monforte San Giorgio, tutti Comuni della Provincia Regionale Siciliana di Messina, lasciando comunque agli 8 Comuni la propria storia, i propri simboli, la propria identità, anzi “rafforzandola”, viene fuori da una analisi preliminare di fattibilità istituzionale e politica e dalle esigenze nate dalla introduzione  del riordino della disciplina dei tributi locali, consapevolmente che in questa crisi economica e sociale ci sia anche una crisi  istituzionale, con gli enti locali che in questi anni ne hanno subito e continuano subirne maggiormente gli effetti.

Sono stati analizzati i vincoli e le opportunità, consapevolmente che, per i piccoli comuni, nulla sarà come prima.

Inoltre, per evitare che ciò si traduca in una espropriazione di funzioni, si è pensato ad una gestione associata in termini nuovi, come una rete e non come una sovrastruttura.

Si è pensato ad una Unione di Comuni non come un ente semplicemente che si aggiunge agli altri, ma come rete di governo dei comuni associati con degli obiettivi specifici, primo fra tutti mettere gradualmente insieme le strutture e le funzioni amministrative, ma anche la gestione associata dei servizi, facendo contare di più il territorio in questione.

Agli organi eletti dai cittadini spetterà la funzione di indirizzo e controllo, alla forma associata la funzione di governo e di gestione delle funzioni e dei servizi comunali.

L’Unione dovrà consentire nel tempo di risparmiare e ridurre il costo organizzativo della pubblica amministrazione, mettere insieme dirigenti, dipendenti, funzioni, e ciò per sviluppare, i servizi che servono ai cittadini aumentando la qualità della vita, guardando la gestione associata come uno strumento dei comuni per migliorare l’offerta di servizi, ottimizzare la gestione e governare lo sviluppo, che sempre più travalica i confini comunali (e non solo).

Per questo è necessario definire un modello di governance che consenta ai Sindaci e agli eletti dai cittadini di mantenere saldamente la guida del governo locale, di controllare la qualità dei servizi, verificare la soddisfazione dei cittadini, ai quali devono rendere conto.

Infine, è necessario, al di là del servizio ai Comuni che FORMEZ PA sta svolgendo per conto della Regione Sicilia, chiarire prima i risultati che ciascun amministratore si aspetta dalla gestione associata, i rischi che intravvede e come gestire le eventuali resistenze dei dipendenti.

Dr. Salvatore Barresi

Esperto FORMEZ PA

 

UNIONE dei COMUNI di Spadafora, analisi preliminare di fattibilità istituzionale e politica (1)

RISCOSSIONE DEI TRIBUTI LOCALI TRAMITE LA GESTIONE IN FORMA ASSOCIATA [MODELLO] – COMUNE DI MESSINA

La riscossione dei tributi locali rappresenta un tema assai complesso per gli enti locali e si somma ad altri numerosi problemi che si rincorrono all’approssimarsi di fine anno.
Negli ultimi anni si sono affermati alcuni assunti che hanno caratterizzato le ultime disposizioni in materia di modelli organizzativi per la riscossione degli enti locali, di cui l’ultimo approdo è l’abbandono di Equitalia che non svolgerà più il ruolo di agente della riscossione per i tributi locali. in quanto ritenuta attività non più remunerativa.

Formez – Riscossione dei Tributi Locali tramite la gestione in forma associata – Laboratorio 1.c Comune di Messina [S.Barresi-2014]

“Nuovi Scenari per la creazione di Servizi Turistici Locali legati alle Risorse Culturali, all’Agricoltura e all’Enogastronomia Tipica: quali implicazioni nelle politiche dei territori?”

Report FocusGroup Krotontur Workshop intersettoriale 27.05.2015 [S.Barresi]

PROVINCIA DI COSENZA
KROTONTUR

Sistema informativo crotonese territoriale per il turismo e la cultura.
Workshop intersettoriale
Comune di Crotone

Focus Group di lavoro su idee e percorsi operativi tra Amministratori, Tecnici e
Ricercatori, Associazioni di volontariato, Imprese e mondo del lavoro
27 Maggio 2015
Rapporto risultati finali

SISTEMA INFORMATIVO CROTONESE TERRITORIALE PER IL TURISMO E LA CULTURA

FOCUS GROUP SULLE RETI LOCALI DI PRODOTTI TIPICI [S. Barresi_2752015]

PROGETTO DI GEMELLAGGIO “KROTONTUR”
SISTEMA INFORMATIVO CROTONESE TERRITORIALE PER IL TURISMO E LA CULTURA FOCUS GROUP SULLE RETI LOCALI DI PRODOTTI TIPICI a cura del Dr. SALVATORE BARRESI
Crotone, 27/05/2015 – Castello Fortezza – Museo Civico

“L’UNIONE EUROPEA 50 ANNI DOPO CON PIU’ OPPORTUNITA’ E MENO FRONTIERE”

50 anni UE Sax

L’UNIONE EUROPEA 50 ANNI DOPO_project work di Salvatore Barresi [2007]

europa3

Abstract

Nell’anno del suo compleanno, pochi potrebbero sostenere che l’Europa sia una splendida
cinquantenne. Nella primavera del 1957 viene firmato il Trattato di Roma viene al mondo
la Signora Europa che oggi si presenta claudicante sostenuta dalle stampelle di ben
ventisette Paesi che la fanno camminare. Svolgere una tesi sui 50 anni dell’Europa è stata
una esperienza utile a comprendere qual è la cera identità. Infatti, si mostra con una carta
d’identità che non dice quale sia la sua identità, mancando perfino l’innocente riferimento
alle note «radici cristiane» nella Costituzione. E si esibisce con un paio di robusti
corteggiatori che l’hanno nel frattempo ripudiata a colpi di referendum; s’allude agli ex
ammiratori, e mai troppo ammiratori in verità, che si chiamano Francia, e Olanda.
E si affaccia, madama Europa, con una credibilità internazionale quasi inesistente. Basti il
ricordare che l’Unione dei 27 non figura in quanto tale neppure al vertice
dell’organizzazione planetaria per eccellenza; quel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite che predilige avere a che fare con gli Stati in carne e ossa, non con la loro
proiezione ideale o somma aritmetica che in mezzo secolo di promesse hanno fallito più
di quanto abbiano mantenuto. Né è il caso di rimarcare, per carità di Continente, la
vacuità della politica estera e militare espressa da quest’Unione degli incerti. E nel lavoro
svolto si è voluto rimarcare quel senso di appartenenza e sulla identità che l’Europa dovrà
assumere nell’ambito internazionale e nei confronti dei suoi cittadini.
Una Unione che, ogniqualvolta è stata chiamata a intervenire nelle aree bollenti della
Terra, s’è spaccata e che solo nell’ambito economico l’Europa ha dato i migliori risultati
di sé. Non dunque l’identità «una nella diversità», com’è scritto nel preambolo dell’ultimo
e formale documento, e che non si è affatto propagata secondo le speranze (e la
propaganda) riposte. Né ci si può appellare all’auspicio di una visione politica
continentale e internazionale fragile e confusa. È invece l’aspetto commerciale,
finanziario, monetario – in una parola: economico – il progresso riconoscibile e
condivisibile di cinquant’anni di storia politica e pacifica europea.
Rispetto ad allora gli europei stanno meglio, molto meglio. Sotto il profilo istituzionale
essi oggi costituiscono e sempre più possono costituire una rassicurante potenza
economica. Ma cinquant’anni dopo, gli aspiranti europei non hanno alcuna intenzione di
rinunciare alle proprie culture e tradizioni, al modo d’essere e di pensare da francesi, da
tedeschi, da polacchi, da spagnoli e naturalmente da italiani in cambio di un europeismo
che è diventato ideologia da sventolare nella grigia e periferica Bruxelles. Parafrasando,
l’Europa è una pura espressione economica e senza retorica è una favola di una nuova
patria che non c’è.